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La Pace di San Germano

Federico II fu incoronato imperatore nel dicembre 1220. All’incoronazione a Roma partecipò anche l’abate di Montecassino Stefano I, che ottenne, in seguito al passaggio dell’imperatore per S. Germano, la conferma della giurisdizione criminale. Subito dopo, per contrastare il potere dei baroni, ordinò l’abbattimento di tutte le rocche costruite dopo il 1189; tra esse fu compresa anche la Rocca Janula.

Nel 1224 furono abbattute parzialmente anche le mura di S. Germano per volere dell’imperatore; a lui più volte Montecassino dovette versare ingenti somme di danaro. Nel 1225 Federico, di ritorno dalla Puglia, si recò a S. Germano. Lì, nella chiesa maggiore, il 25 luglio, giurò di fare la crociata in Terrasanta entro due anni, pena la scomunica a lui ed alla sua terra; alla missione fu chiamato a contribuire anche l’abate di Montecassino che fornì 100 soldati armati e 1.100 once d’oro; ma la spedizione venne continuamente rinviata.

Gregorio IX, dopo avere ripetutamente e inutilmente imposto all’imperatore di intraprendere la crociata, lo scomunicò (il 29 settembre 1227 nella cattedrale di Anagni). Nel giugno 1228 finalmente partì per la Terrasanta ma, anziché combattere gli infedeli, si limitò, con abili negoziati, ad acquistare Gerusalemme ed altri luoghi santi dal sultano d’Egitto Al-Kamil. Al suo ritorno in Italia dovette riconquistare il regno meridionale che era stato invaso dalle truppe del papa, che ormai gli era dichiaratamente nemico.

In tale frangente l’abate di Montecassino Landolfo si trovò schierato dalla parte dell’imperatore; ne ottenne come conseguenza la ricostruzione della Rocca Janula e la riparazione delle mura. La città, però, fu assediata dalle truppe papali e dovette arrendersi stipulando un accordo con il legato pontificio. In reazione a ciò Federico si impadronì della città di S. Germano e confiscò le terre del monastero. Però in questa fase della riconquista del regno del sud e di affermazione del potere centrale, l’imperatore trovò conveniente cercare un trattato di pace con papa Gregorio IX, trattato che fu sottoscritto nella chiesa maggiore di S. Germano dallo stesso imperatore e dal rappresentante di papa Gregorio IX, il cardinale di S. Sabina, il 23 luglio 1230: fu un vero e proprio atto di sottomissione.

Il 23 luglio, dunque, martedì, festa di S. Apollinare, il vescovo di Sabina ed il cardinale di S. Sabina, nella chiesa maggiore di S. Germano, ricevettero pubblicamente dall’imperatore il giuramento sulla sua anima; giurarono per lui anche Tommaso d’Aquino conte di Acerra, nonché i prelati ed i principi germanici del suo seguito. L’arcivescovo di Salisburgo a discolpa dell’imperatore pronunziò un lungo sermone, al quale rispose con un’orazione non meno bella il cardinale di Santa Sabina.

Furono presenti alla solenne cerimonia: il patriarca di Aquileia, l’arcivescovo di Salisburgo, i vescovi di Ratisbona e di Reggio, i duchi di Carinzia e di Moravia, i principi di Germania, visto che era assente il duca d’Austria gravemente ammalato (morì cinque giorni dopo, il 28 luglio), nonché i prelati del regno, gli arcivescovi di Palermo, di Reggio e di Bari, gli abati di Montecassino, di Casamari e di S. Vincenzo al Volturno e gli altri prelati che avevano lasciato il regno per paura; inoltre il duca Rainaldo di Spoleto, Tommaso di Aquino conte di Acerra, il maestro giustiziere Enrico di Morra e gli altri giustizieri del regno, baroni e tanta gente del popolo. Mercoledì 28 agosto, festa di S. Agostino, il vescovo di Sabina, nella cappella di S. Giusta a Ceprano, sciolse dalla scomunica l’imperatore ed i suoi fedeli.


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