Esplora contenuti correlati

La distruzione di Montecassino

Dopo lo sbarco di Salerno, nella loro risalita lungo la Penisola, le forze alleate incontrarono una fiera resistenza da parte delle truppe germaniche lungo una linea difensiva allestita a Mignano Montelungo. Ma ben più serio ostacolo alla loro avanzata trovarono nella valle del Rapido-Gari. I tedeschi avevano costruito una poderosa linea fortificata che, facendo perno su Montecassino, tagliava trasversalmente tutta l’Italia: fu la “Linea Gustav”. Lì il fronte si fermò per nove mesi.

Tra i monti degli Appennini e delle Mainarde, il massiccio del Cairo e la catena degli Aurunci vi era un solo passaggio obbligato, la Valle del Liri, che, in prossimità di Cassino, si restringe in un angusto corridoio.

I Tedeschi posero il nerbo della loro difesa tra le colline che guardano l’abbazia da nordovest, controllando, in tal modo, l’accesso alla valle. Il monastero di S. Benedetto restò fuori dalle postazioni di difesa e in esso si rifugiarono parecchie centinaia di civili che erano stati costretti ad abbandonare le proprie case. Purtroppo al comando delle forze anglo americane c’era la convinzione che le mura dell’abbazia fossero parte integrante del sistema difensivo germanico.

Alcuni ufficiali tedeschi, presagendo la distruzione del sacro luogo avevano provvidenzialmente provveduto, con camion militari, a trasferire a Roma la biblioteca monumentale e il prezioso archivio di Montecassino.

Dopo l’inutile sbarco di Anzio gli alleati, non senza contrasti, giunsero alla tragica decisione di bombardare il monastero. Il 14 febbraio 1944 fu effettuato un lancio di volantini sulla cima del monte per invitare la popolazione civile ad abbandonare il luogo. La mattina del 15, dalle ore 9,45, in diverse ondate, fino alle prime ore del pomeriggio, l’aviazione alleata, forte di 142 fortezze volanti e 112 bombardieri medi, di base a Foggia, lasciò cadere sul monastero oltre 500 tonnellate di esplosivi ad alto potenziale riducendo la millenaria casa di S. Benedetto ad un gigantesco ammasso di rovine.

Circa trecento civili, che si erano affidati alle spesse mura del monastero ed alla protezione di S. Benedetto, persero la vita sotto le bombe; altri 170, rifugiatisi nei locali delle officine del Chiostro del Priore, restarono schiacciati dal crollo compatto del solaio; le robuste inferriate impedirono loro di sottrarsi all’ecatombe.

I bombardamenti sul monastero e zone circostanti proseguirono nei giorni successivi senza che le forze alleate potessero avanzare di un solo metro. Il sacrificio di Montecassino era stato inutile!

Testo e immagini tratte da “La Memoria di Pietra”, a cura di Emilio Piistilli
CDSC Onlus, Cassino 2004


Collocazione

Condividi: