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Il Muro del Martirologio

La memoria dell’immane sacrificio di vite umane della città di Cassino nel secondo conflitto mondiale è conservata nel “Muro del Martirologio” realizzato solo nel 2006. Per tanti anni non era stato possibile avere la misura di tale sacrificio dal momento che non si disponeva di elenchi di vittime civili e militari. La distruzione totale della città aveva causato, tra l’altro, anche la perdita di tutto l’archivio comunale e dello Stato Civile. Dunque una conta dei morti era pressoché impossibile.

Solo nel 2002 il CDSC onlus, Centro Documentazione e Studi Cassinati riuscì a portare a termine una difficoltosa e minuziosa ricerca dei concittadini scomparsi in guerra. Tali nomi, che comprendevano anche le vittime della guerra di Spagna e della prima guerra mondiale, furono elencati in un’appostita pubblicazione, “Il Martirologio di Cassino” a cura dello stesso CDSC. Allora fu pressoché naturale pensare a ricordare quelle persone in un monumento che ne conservasse imperitura memoria.

Nacque così l’idea di incidere su un muro tutti quei nomi insieme ad immagini significative relative alla storia della loro città. L’idea prese forma grazie all’opera dell’arch. Olga Moskvina, che progettò un enorme pannello in maiolica – sostenuto da un muro in cemento – recante le immagini fotografiche e gli elenchi nominativi in sovrapposizione, con un suggestivo effetto ottico che facesse vedere da lontano le illustrazioni ad alta definizione e di veder comparire i nomi delle vittime a mano a mano che ci si avvicinasse al pannello.

Per la copertura economica si offrì la locale sezione dei Lions Club, che conferì all’arch. Giuseppe Picano l’incarico della progettazione finale. Ora il muro, incassato in una sorta di trincea con sbocco al monumento dei Caduti di Cassino, fa bella mostra di sé in piazza Restagno ed è meta costante di visitatori, familiari delle vittime e turisti richiamati dall’originale composizione.

Le vittime civili di Cassino, secondo la ricerca del CDSC onlus, furono 2.000, i caduti militari 477. Ma all’appello mancano numerosi scomparsi perché i loro resti non sono stati mai identificati.

Testo a cura del Prof. Emilio Pistilli

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