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Verso l'istituzione della Provincia

Relazione illustrativa iniziativa di istituzione della provincia del Lazio meridionale

 

1. Premessa

Negli ultimi anni il dibattito –oramai risalente nel tempo- relativo all’opportunità di istituire una nuova Provincia nel territorio del Lazio meridionale è stato alimentato da una serie di concrete iniziative che tuttavia non hanno dato gli esiti sperati. Il pensiero corre immediatamente alle proposte di legge dell’On. Pecoraro Scanio, dell’On. Testa e del Sen. Magliocchetti, presentate rispettivamente alla Camera e al Senato nel periodo compreso tra dicembre del 1996 e luglio del 1997, le quali, pur con differenti contenuti, perseguivano il comune obiettivo di ridisegnare gli attuali confini amministrativi entro cui ricomprendere l’area sud-laziale. Il mancato raggiungimento di tale risultato non ha ridotto, ma anzi ulteriormente rafforzato la volontà della popolazione e delle istituzioni coinvolte di intraprendere nuove azioni in tal senso. In particolare, il Comune di Cassino –anche per il fatto di essere sempre stato indicato come probabile capoluogo dell’istituenda Provincia in virtù della “strategica” posizione geografica occupata - intende nuovamente avviare la procedura che occorre, secondo il dettato dell’art. 133, 1° comma, della Costituzione, alla istituzione della nuova Provincia. Nel rinnovare l’impegno profuso nella vicenda del riassetto del governo del territorio del Lazio meridionale, sancito da una espressa previsione contenuta nello Statuto comunale, l’amministrazione attualmente in carica ha infatti promosso la creazione di una Consulta dei Sindaci del comprensorio di Cassino e di una Commissione consiliare che coinvolge anche l’Abbazia e l’Università (delibera n° 12/4 del 28/6/2001). Recentemente, anche il Comune di Sora ha insediato una analoga Commissione formata dai capigruppo consiliari. Sono state inoltre commissionate all’Università stessa e alla Fondazione CENSIS delle ricerche allo scopo di individuare, aggiornandoli all’attuale contesto temporale, quei fattori storici, geografici, socio-economici che si pongono a fondamento della richiesta di dotare i comuni della parte meridionale della Regione, gravitanti attorno ai tre poli di Formia-Gaeta, Cassino e Sora, di un nuovo ente provinciale, con contestuale rideterminazione degli ambiti territoriali delle province di Frosinone e Latina, entro cui i suddetti comuni sono oggi ricompresi. Con la presente delibera, terminata questa fase “preliminare” (ulteriormente arricchita da due importanti convegni sul tema), si avvia ufficialmente il percorso diretto alla istituzione di una nuova Provincia nel Lazio Meridionale, nella convinzione che l’iniziativa di Cassino possa rappresentare, per le regioni appresso indicate, una piattaforma per un vasto consenso da parte di tutte le realtà comunali interessate.

1.1 Esigenze di modifica dell’attuale assetto degli enti territoriali: il quadro normativo e istituzionale

Prima di illustrare le motivazioni che nel caso specifico militano a favore della creazione di un nuovo soggetto provinciale, occorre però sottolineare, su di un piano più generale, che la necessità di pervenire ad una riallocazione dei centri decisionali degli ambiti territoriali locali si pone in linea con uno dei principali obiettivi di politica istituzionale perseguiti dal legislatore statale negli ultimi anni. Istanze di riorganizzazione in senso federalista dello Stato, o comunque di decentramento di funzioni e risorse “verso il basso”, che sono state rese ancor più pressanti dall’evoluzione della realtà sociale del Paese, hanno condotto i governi che si sono succeduti nell’ultimo decennio ad avviare una “stagione di grandi riforme” che ha trovato, sotto questo profilo, il naturale sbocco conclusivo, anche se certamente non ancora definitivo, nella recente revisione del Titolo V della parte II della Costituzione.Già con la legge 142 del 1990, che per la prima volta dettava in maniera compiuta “i principi dell’ordinamento dei comuni e delle province” (come testualmente recitava l’art. 1, comma 1), si sono compiuti i primi passi in direzione di un rafforzamento del ruolo e degli ambiti di competenza degli Enti locali. Tale processo devolutivo è stato quindi oggetto di una forte accelerazione da parte delle c.d. leggi Bassanini (l. 59 e 127 del 1997, e d.lgs. attuativo 112 del 1998) e, da ultimo, dal d.lgs 267/2000, recante il Testo Unico delle leggi sull’ordinamento delle autonomie locali. Su questo tessuto normativo si inseriscono, come accennato in precedenza, le modifiche apportate alla Costituzione dalle leggi costituzionali n. 1 del 1999 e 3 del 2001, la cui ratio ispiratrice può essere rinvenuta, in modo emblematico, nel nuovo art. 114 Cost. (che “apre” il Titolo V), secondo il quale le Province, assieme ai Comuni, alle Città metropolitane, alle Regioni e allo Stato contribuiscono, in posizione paritaria, a costituire l’ordinamento della Repubblica. Gli enti locali, in particolare, sono qualificati come “..enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione”; i successivi artt. 117, 118 e 119, ne esaltano il nuovo ruolo istituzionale, con la “costituzionalizzazione” della rispettiva potestà regolamentare (in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite), l’attribuzione della titolarità di funzioni amministrative proprie e il riconoscimento di piena autonomia finanziaria di entrata e di spesa. Il rinnovato scenario costituzionale nel quale si collocano le autonomie territoriali, pertanto, rappresenta un ulteriore elemento volto ad orientare, rafforzandolo, il tentativo che oggi si compie di istituire una nuova Provincia nel Lazio. D’altronde, l’obiettivo di procedere ad una riallocazione delle strutture e delle funzioni amministrative nel territorio in modo da soddisfare più efficacemente le esigenze e i bisogni dei “nostri” cittadini, deve considerarsi come naturale svolgimento e attuazione dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, che rappresentano un altro tratto saliente della riforma, poiché individuano –come sancisce l’art. 118 della Costituzione - i criteri informatori dei processi di redistribuzione di competenze tra i diversi enti territoriali. In questa direzione, peraltro, volge la volontà di dotare il nuovo soggetto provinciale di un sistema policentrico di servizi e uffici, che tenga conto delle diverse esigenze delle tre grandi aree identificabili con i principali Servizi locali del Lavoro (SLL) di Formia-Gaeta, Cassino e Sora, ferma restando la necessaria funzione di coordinamento spettante al capoluogo. In definitiva, considerando anche la prossima istituzione della Città Metropolitana di Roma, che attribuisce al tema della modifica degli attuali assetti amministrativi una valenza regionale, emerge, come mai si era verificato in passato, un quadro istituzionale decisamente favorevole all’accoglimento dell’istanza di cui ci rendiamo portatori. Un motivo ulteriore, quindi, affinché la partecipazione dei soggetti coinvolti sia la più ampia e compatta possibile.

2. Le ragioni che sorreggono l’istituzione della nuova Provincia: a) esigenze di tutela di un’identità territoriale e culturale.

I Comuni che dovrebbero essere ricompresi nel territorio dell’istituenda Provincia, che comprende le tre grandi aree attorno a Cassino, Formia-Gaeta e Sora, sono storicamente legati da una spiccata omogeneità culturale. La contiguità geografica ha da sempre determinato frequenti contatti tra le popolazioni della zona, come è dimostrato, tra l’altro, dalla “parlata” comune, linguisticamente distinta tanto dal ciociaro e dal romanesco, quanto dalle tipiche tonalità campane, quasi a simboleggiare le peculiarità derivanti dalla collocazione “a metà strada” tra le due grandi macro aree di Roma e Napoli. Questi elementi di contiguità e coesione sono stati resi più solidi dalla precedente organizzazione amministrativa del territorio. Ci si riferisce evidentemente alla configurazione risalente al periodo delle antiche Terre di San Benedetto, ma anche a quello del Regno delle Due Sicilie, in merito al quale è utile segnalare il dato emerso nel rapporto del CENSIS, secondo il quale quasi tutti i comuni potenzialmente rientranti nell’ipotesi della nuova Provincia facevano parte del territorio borbonico. Dopo l’unità d’Italia, i comuni del Basso Lazio furono coerentemente inclusi nella vasta provincia di Terra di Lavoro, fino a quando, nel 1927, venne disposta la loro annessione alle neo istituite Province di Latina (allora denominata Littoria) e Frosinone. Esse, tuttavia, sono state territorialmente configurate in senso “longitudinale”, con i capoluoghi situati ad una distanza eccessiva dalla maggior parte dei Comuni della zona meridionale, facendo emergere immediatamente timori di una minore attenzione nei confronti del territorio del Basso Lazio. È forse superfluo ricordare quanto tali timori si siano dimostrati fondati. Le scelte politico-amministrative dei due enti provinciali (ma anche della Regione), infatti, hanno privilegiato le aree settentrionali della provincia, anche per effetto della forza centrifuga esercitata dal grande polo romano. L’azione amministrativa, a causa dell’insufficiente prossimità rispetto alle aree di riferimento, è stata esercitata tradendo quei criteri di efficienza, efficacia ed economicità cui dovrebbe ispirarsi. Si è verificata inoltre una marginalità evidente nella ripartizione degli investimenti, delle infrastrutture e nella localizzazione dei servizi, che si è inevitabilmente tradotta in una arretratezza economica insostenibilmente penalizzante per la popolazione. L’istituenda Provincia sarebbe certamente in grado di ricomporre ad unità e di meglio tutelare i suddetti elementi di omogeneità. Diversi studi hanno posto in risalto che i “capoluoghi” delle tre aree che compongono il territorio del Lazio meridionale sono dotati di quelle strutture socio-economiche che determinano l’attrazione dei comuni limitrofi e che costituiscono momenti di integrazione e complementarietà. Basti pensare, per quel che riguarda in particolare la città di Cassino, alla presenza del Tribunale, dell’Ufficio Distrettuale delle Imposte Dirette, dell’Ufficio del Registro, dell’Ufficio del Genio Civile, della sede INPS, di numerosi istituti scolastici superiori. L’istituzione e il successivo sviluppo dell’Università, poi, ha segnato un ulteriore e fondamentale fattore di “affluenza” verso Cassino, anche per i comuni delle Regioni limitrofe, come quelli della zona settentrionale del casertano, ai quali, infatti, potrebbero essere estese le ragioni di convenienza ad essere ricompresi nella nuova Provincia. In altri termini, i pubblici uffici, i servizi sanitari, scolastici, commerciali, culturali presenti a Cassino, Sora e Formia-Gaeta determinano altrettante “aree del vivere insieme” che necessitano – improrogabilmente - di un coordinamento amministrativo, inteso sia come raccordo tra i Comuni e l’Ente regionale, sia come diretta promozione di interventi sul territorio. Il nuovo soggetto provinciale dovrebbe articolarsi in un capoluogo tripolare (Cassino, Formia-Gaeta, Sora), ai fini di una più efficiente dislocazione sul territorio degli uffici di competenza provinciale. Una Provincia, tuttavia, che, rappresentando unitariamente il Lazio meridionale, considerato autonomamente e in una dimensione finalmente “trasversale” (rispetto a quella precedente romano-centrica e longitudinale), può concretamente dare vita a quel modello di governance più idoneo a garantire una gestione amministrativa più “vicina” ai cittadini. Tale modello –secondo quanto anticipato in precedenza– deve essere realizzato in concreto attivando diversi centri decisionali e dislocando i servizi in modo tale da valorizzare tutte le diverse componenti di una vera e propria “provincia a rete”.

2.1 b) miglioramento delle condizioni economiche e sfruttamento delle potenzialità di sviluppo del territorio.

Si è già posto in risalto quanto l’attuale assetto provinciale abbia inciso nella scarsa attenzione dedicata al territorio in esame, determinandone un più lento e comunque insufficiente sviluppo economico rispetto alle altre zone della regione laziale. Uno dei principali motivi che sorreggono l’istituzione della nuova Provincia è senz’altro rappresentato dalla possibilità di invertire questo processo, attraverso interventi volti a valorizzare le enormi potenzialità del territorio.

Un ambito nevralgico sul quale agire è in primo luogo quello della viabilità , costituendo parte di quella rete di infrastrutture assolutamente necessarie per favorire un organico sviluppo in tutti i settori dell’economia locale, come il turismo, l’industria, l’agricoltura. In quest’ottica si rendono necessari, per esempio, interventi volti a migliorare il tratto Formia Cassino e la pedemontana di Formia, essenziale per un ordinato traffico del litorale. Da tenere nella massima considerazione sono poi gli “assi trasversali” Formia-Cassino-Sora-Avezzano (verso l’Abruzzo) e Gaeta-Cassino-Termoli (verso il Molise), che conferiscono al Basso Lazio una posizione strategica di snodo del centro Italia.

Nell’esercitare le proprie funzioni di intermediario delle istanze economiche dei Comuni presso la Regione, l’istituenda Provincia potrebbe attivarsi per promuovere interventi di sostegno all’industria, necessari per lo sviluppo di nuovi mercati che possano assorbire nuova forza lavoro, aggiungendosi alle non certo sufficienti realtà “storiche” quali la Fiat e la SKF S.p.A. Particolarmente efficaci possono risultare interventi nel settore della formazione professionale, sfruttando in tal senso la presenza nel territorio dell’Università.

Si rende allo stesso modo necessaria un’attività di coordinamento e programmazione volta a favorire lo sviluppo turistico, importante nell’economia locale, ma ancora eccessivamente frenato da potenzialità inespresse. Ciò vale innanzitutto per il turismo costiero diffuso nella zona litoranea, che richiede oltre ai già menzionati interventi di viabilità anche una maggiore attenzione ambientale: controllo dell’inquinamento delle acque, per garantirne la balneabilità, e lotta all’abusivismo edilizio. Ugualmente rilevante appare, inoltre, il sostegno all’offerta di turismo culturale (Abbazia, numerosi centri di montagna specie nel sorano, etc.), attraverso una riqualificazione degli ambienti urbani e un ampliamento dei servizi turistici. In tal senso si può parallelamente favorire anche un programma di risanamento dell’agricoltura, valorizzando la produzione di prodotti tipici e incentivando la diffusione delle strutture agrituristiche.

3. Conclusioni: necessità di un ampia partecipazione e di un impegno deciso da parte di tutti i soggetti potenzialmente coinvolti.

Le considerazioni svolte precedentemente sembrano dimostrare la sussistenza di tutte le condizioni per portare finalmente a termine l’iniziativa di istituire una nuova Provincia nel Lazio meridionale. Oltre ai “tradizionali” fattori di omogeneità e identità culturale, alle esigenze di riequilibrare la situazione economica rispetto ad altre aree della Regione, che non certo da oggi si pongono a fondamento di un maggiore coordinamento amministrativo nel territorio, si è cercato di porre in risalto il fatto che anche le condizioni istituzionali sono come non mai favorevoli al buon esito del progetto. Iniziative di tal genere, tuttavia, necessitano di un sostegno energico e tenace, rappresentato dalla forte volontà politica di tutti i soggetti istituzionali coinvolti. Per questo motivo, animati dalla convinzione che la spinta ad agire in tale direzione sia reale e diffusa nel ceto politico locale, così come lo è nella comunità i cui interessi siamo tenuti a rappresentare, siamo convinti, e al contempo auspichiamo, di poter coagulare un ampio consenso attorno all’iniziativa, affinché possa aprirsi una nuova stagione per il nostro amato territorio.

 

 


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